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Trieste anno 1938,
tutto uguale, mi pare! Il mare cristallino, il sole alto nel cielo, e fa ancora caldo. Sì, fa caldo! Mangio il gelato con il mio amico Aldo, stamane è meno allegro degli altri giorni, qualcuno ha detto che insieme non si può più giocare, ma io non credo che sia illegale mangiare il gelato. Guardate non stiamo giocando! Aldo mi dice che neppure il gelato si può più mangiare insieme. Aldo se ne va… Aldo non andare! Aldo, non ti vedrò più? …

Trieste 18 settembre 1938,
piazza Unità d’Italia Benito Mussolini propone nella sua sintesi più aulica, il contenuto di quelle che di lì a poco saranno identificate come leggi razziali, apponendo un sigillo alla libertà d’essere al mondo con uno stato di natura contrario a quello prescritto dalla legge dell’uomo.

« È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo arianonordico. »

(La difesa della razza, anno I, numero 1, 5 agosto 1938, p. 2)


Francamente razzisti, come se l’esserlo fosse il valore aggiunto dell’italiano dell’era fascista, come se il peso di questo attributo non significasse svanire qualità umane e sogni. Perseguire umani per un’etichetta che li rende differenti, brillanti di una luce troppo sgargiante per non essere notati, una che di punto in bianco spalanca il sipario di un silenzio che fa di quegli italiani, che fino al giorno prima rappresentavano l’amico, il medico, il farmacista, l’insegnante, l’amante, nient’altro che ebrei. Troppo differenti dall’italiano insignito, per chissà quale assurda convinzione, nella categoria di ariano.


I fatti raccontano di un’Italia ansiosa di vantare le origini nobili della propria razza – razza mescolata, commista, e per questo arricchita di troppi sapori – nel manifesto sulla razza che fondava la propria ragion d’essere in motivazioni di natura scientifica, pubblicate in forma anonima nel luglio di quell’anno nel Giornale d’Italia. Di lì a poco sarebbe stato vietato:
  • il matrimonio tra ebrei e italiani
  • un ariano assunto in qualità di domestico in casa di ebrei
  • per un ebreo assumere cariche pubbliche
  • per un ebreo lavorare in istituti bancari
  • trasferirsi in italia
  • perdita di cittadinanza da parte di tutti quegli ebrei introdotti in Italia in data posteriore al 1919
  • svolgere professione di notaio
  • svolgere professione di giornalista
  • per i giovani ebrei, non convertiti al cattolicesimo, di iscrizione nelle scuole pubbliche 
  • per le scuole medie adottare testi ai quali avessero collaborato ebrei

Era vietato per un insegnate ebreo insegnare indistintamente, furono istituite scuole apposite per soli ebrei, era vietato quel vivere civile che li rendeva parte di una comunità era vietato. VIETATO!

Cosa resta di questa triste storia, uno spirito di negazione che porta la nostra coscienza ad escludere d’essere stati crudeli ed ingiusti, o la cognizione del precedente che ci impone di non ripercorrere gli stessi passi perseguendo impronte scalfite in una terra pregna di sangue ? Un passato che freme le ossa dei dipartiti imponendo una eco di ravvedimento rispetto a quei corsi e ricorsi storici  di Vichiana memoria, che imperturbabili invadono le bocche di coloro i quali  per meriti qualunquistici colpiscono alla pancia invece che al cuore, istigando all’odio anziché alla comprensione, abbandonando, inesorabilmente, le coscienze ad un’univoca domanda: “Dove stiamo andando?”

Il mio gelato si scioglierà, assieme ai  sogni  immersi nelle nuvole di un’infanzia che non tornerà. Chiuso nel buio del mio silenzio terrò nel cuore un amico, i suoi sorrisi, i miei, e i balocchi che terrò sepolti nel giardino che ci vedeva bambini …


Di: Anna Di Fresco

Fonti:
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/le-leggi-razziali-del-1938-storie-e-testimonianze-gli-ebrei-e-litalia/8119/default.aspx
1938. I bambini e le leggi razziali in Italia – curatore B. Maida – Giuntina edizioni 
Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia – autore Enzo Collotti – La Terza edizioni
 Norme integrative del Regio decreto–legge 17 novembre 1938-XVI, n.1728, sulla difesa della razza italiana

Di Anna Di Fresco

Il mio nome è Anna Di Fresco, laureata in giurisprudenza all’università degli studi Federico secondo di Napoli. La mia passione è la scrittura in tutte le sue forme sia che appartenga alla sfera dell’immaginifico che della ricerca, ed è proprio partendo dall’intreccio delle parole che provo a raccontare i fatti del mondo nel tentativo di far sì che al lettore arrivino oltre ai fatti, tutte le immagini che si formano nella mia mente. Raccontare la storia e riscriverla rileggendola dal punto di vista delle emozioni, delle sensazioni, e di quelle sfumature che arricchiscono i fatti degli uomini in tutto il loro complesso dispiegarsi, rappresentano per me oggetto di profonda attenzione, e l’auspicio è quello di riuscire a rendere i miei scritti piacevoli e allo stesso tempo incisivi dal punto di vista dalla ricerca storiografica. Detto questo, buona storia amici! Campo di studi: Storia contemporanea

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