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Non esiste né una fine né un principio. Gli opposti coincidono. Tutto è indefinitamente un continuum. La sensazione di sentirsi estranei a ciò che ci apparteneva protende al desiderio di sconfinare in qualcosa di invincibile, perpetuo, che non può e non deve perire. Virtus vincit omnia.
Questa è la sensazione che accompagna l’animo mentre scorrono i versi dell’Infinito di Leopardi.

Il senso del vago delinea i contorni di un universo imponderabile, ma al medesimo tempo familiare poiché manto di ciò che è invisibile ai sensi, ma ben noto alla coscienza. Un battistero che avvolge l’individuo nel suo rito.

I luoghi come interlocutori dell’io: a dispetto della voce dell’uomo, il silenzio dell’etere avvinto dalla coltre della natura. “Spazi di là da quella, e sovrumani silenzi”. L’assenza di suono, la fissità del tempo preludio di condanna a ciò che è impossibile. La tensione verso ciò che è consciamente non ponderabile. Leopardi non ha timore. Non conosce timore poiché arde fin a che “il cor non si spaura” in quell’immensità che è il pensiero, supportato dalla speranza che l’immaginifico concederà sempre. Quell’infinito, senza tempo né luogo, che fa tremare le membra e le viscere, placando lo spirto guerrier che entro rugge. Una pace che racchiude tutte le sfumature dell’ossimoro di una voce, silente: l’eternità.
Al medesimo tempo, le sonorità della natura, indomita, che investono l’individuo dell’essenza di parvulus di fronte alla sua incombenza, creano un contrappunto in cui disperdersi. Una fede laica nel creato, una religione dell’individuo.

La sincerità di un passato e di una memoria versus l’infedeltà di un presente storico. Quella sensazione di estraneità profonde in quel mare eterno, così familiare, trasfigurando la condanna a cui è soggetto l’animo.
Fingersi pensiero e finalmente ritrovare quel senso di appartenenza a quel mondo, non corrotto da ciò che è possibile, ascoltando quella voce che non perde mai il legame con l’infinito.

Di: Costanza Marana

Fonti
Pensieri, Giacomo Leopardi, Milano, La spiga, 2007;
Poesie, Giacomo Leopardi, Firenze, Salani, 1924

                                                                                     

Le due guerre che hanno sconvolto il mondo

Di Costanza Marana

Nata a Roma, di origini fiorentine, laureata con il vecchio ordinamento in scienze politiche, indirizzo storico, con una tesi sulle aspettative di ruolo: l’homo sociologicus di Ralph Dahrendorf. Ho lavorato alla gestione bibliografica in una biblioteca e per passione ho conseguito un altro titolo studio in storia: una laurea specialistica in storia medievale e moderna. La tesi verteva sullo studio e ricerca di carteggi della metà del 600 appartenuti alla duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa Orsini. Ricostruire la vita di questa donna e la documentazione riguardante suo figlio, divenuto poi papa Benedetto XIII, è stata una esperienza meravigliosa conclusasi con la pubblicazione di una miscellanea sull’ argomento. Appassionata di storia medievale moderna contemporanea, di storia dell’arte, di storia della musica e di letteratura ho una vera e propria fede nel potere delle parole, come declama Fedra a Ippolito nell’Epistula di Ovidio. Fede e volontà nello scrivere e riportare l’originalità e la peculiarità della storiografia e dell’iconografia. Campo di studi: Storia dell’arte, Storia della musica

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