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Typhoid Mary, ex amante di DareDevil e sua acerrima nemica, non è solo un personaggio dei fumetti marchiati Marvel Comics. Il personaggio fumettistico si ispira infatti ad una donna realmente vissuta negli anni Venti e passata alla storia con il nome di Mary la tifoide. Tuttavia, Mary – quella reale – non aveva nessun “potere” speciale, se non quello di essere portatrice sana di Salmonella enterica, responsabile della malattia infettiva nota come tifo.

Le origini di Mary

Mary Mallon è una giovane quindicenne di origine nordirlandese nata nel 1869. Causa le grandi carestie che colpirono l’Irlanda nel XIX secolo, come tanti suoi connazionali, è costretta ad emigrare negli Stati Uniti dove trova impiego come cuoca presso alcune famiglie benestanti dell’area intorno New York, dove vivono i suoi zii che la ospitano. È in questo periodo – tra il 1900 e il 1906 – che Mary affina le arti culinarie e diventa una brava chef, richiesta anche nei mesi estivi da quelle stesse famiglie benestanti che erano solite passare le vacanze lontano da Manhattan, presso i luoghi di villeggiatura siti a Nord, come Long Island.

Mary che intanto si era trasferita nella Grande Mela, continua a riscuotere un certo successo tra le famiglie dove ha lavorato: questo permette di affermare con certezza che non era una cuoca improvvisata, tutt’altro. Tuttavia, proprio nell’estate del 1906, la buona sorte che ha accompagnato Mary fino a quel momento, inizia a vacillare e si affacciano per lei i primi guai “sanitari”: in quel momento lavora per un noto banchiere di New York, Charles Henry Warren, in una residenza a Oyster Bay, affittata per trascorrere la stagione lontano dal caldo cittadino. Qui esplode un primo focolaio di febbre tifoide e i proprietari della casa, Mr. e Mrs. Thompson decidono di assumere degli investigatori per indagare l’origine di questa piccola epidemia.

Le prime indagini

Gli esperti tentano invano di risalire alla fonte del contagio di ben sei ospiti, non trovando nessuna correlazione possibile. Thompson non si arrende e assume un nuovo investigatore, George Soper, un ingegnere civile con alle spalle anni di ricostruzioni epidemiologiche da febbre tifoide. L’uomo conduce minuziose indagini, controllando anche l’origine del cibo servito ai vari ospiti –  come alcune vongole provenienti dalla baia – e a partire dai dati elaborati anche dagli investigatori precedenti, si accorge di un rilevante dettaglio: non sono stati consultati i lavoratori presenti nell’abitazione.

Così Soper inizia scrupolosi interrogatori agli addetti, soprattutto alla ristorazione, e scopre che tra questi manca una persona all’appello, la cuoca, ovvero Mary Mallon – che si era recentemente licenziata senza preavviso qualche settimana dopo lo scoppio del focolaio. Le indagini di Soper continuano e scopre che Mary era stata assunta il 4 agosto del 1906, che il primo caso di tifo aveva avuto luogo il giorno 27 (quando la figlia del banchiere accusa i primi sintomi) e che Mary aveva dato le dimissioni proprio quando la ragazza aveva cominciato a stare male.

Soper, esperto in materia, vede una prima correlazione tra gli eventi e procede con le sue indagini focalizzandosi sulla figura di Mary, ricostruendo – grazie all’agenzia di collocamento – il percorso professionale e le abitazioni private in cui aveva lavorato la cuoca negli ultimi dieci anni.

L’amara scoperta…

L’ingegnere ormai è convinto della “colpevolezza” di Mary Mallon: la sua tesi, secondo la quale Mary sia il fulcro da cui è scaturita la piccola epidemia a Oyster Bay, trova evidenza quando, con dati e testimonianze alla mano, Soper porta alla luce una sconvolgente scoperta: in tutte le case in cui la cuoca ha prestato servizio dal suo arrivo negli Stati Uniti vi sono stati casi conclamati di febbre tifoide.

Parte così la caccia alla donna che per l’investigatore sarà estremamente ardua: Mary, infatti, era capace di rendersi irreperibile con facilità, grazie ai suoi repentini cambi di luogo di lavoro e di identità. Probabilmente la stessa cuoca si era resa conto che qualcosa non andasse nella sua professione e come forma di tutela cambiava continuamente nome e luogo di lavoro non appena faceva capolino un primo caso di tifo.

Solo nel marzo del 1907 Soper riesce finalmente a rintracciarla grazie ad una segnalazione di un nuovo nucleo familiare colpito dalla malattia. La donna è infatti impiegata presso una ricca famiglia di Park Avenue, dove continua indisturbata a svolgere il suo lavoro in cucina. Soper si reca presso l’abitazione e il primo colloquio con Mary prende sin da subito una piega violenta: una volta spiegatele la situazione e i sospetti circa la sua contagiosità asintomatica, l’uomo le chiede dei campioni biologici per constatare la sua tesi, ma la donna non reagisce bene alla richiesta. Anthony Bourdain, noto cuoco internazionale scomparso da qualche anno, ha ricostruito tutta la storia di Mary e ne riporta la reazione tramite le parole di Soper:

«Afferrò un forchettone da arrosto e avanzò nella mia direzione. Io percorsi in tutta fretta il corridoio lungo e stretto, varcai l’alto cancello di ferro e il cortile, e arrivai al marciapiede. Mi sentivo assai fortunato ad esserle sfuggito. Confessai a me stesso che avevo iniziato con il piede sbagliato. A quanto pare Mary non capiva che volevo aiutarla.»

…diventa una certezza

Soper tenta nuovamente di richiederle un incontro a distanza di qualche giorno, ma Mary si rifiuta categoricamente. L’ingegnere si vede costretto ad agire con dei sotterfugi, convincendo il coinquilino e amante della donna, un certo Breihof – con cui condivideva un piccolo appartamento in una pensione sulla Third Avenue – a farlo accedere agli oggetti personali della donna, nella speranza di prelevare qualche campione da analizzare in laboratorio – la scienza all’epoca stava compiendo primi passi importanti verso la sua affermazione ed erano appena stati identificati alcuni microorganismi responsabili del tifo.

Anche questa volta la donna non reagisce bene all’incontro e si rende necessario adottare misure più severe per convincerla a collaborare. Soper avverte le autorità e una fredda mattina di fine marzo del 1907, il Dipartimento di Sanità si coordina con il Dipartimento di Polizia di New York per l’arresto di Mary Mallon.

La nascita di Mary la tifoide

Trasportata dapprima presso il Willard Parker Hospital, Mary viene poi trasferita all’ospedale di Riverside, sottoposta a stretta quarantena sino a data da definirsi. Durante il breve soggiorno nel primo nosocomio, un reporter dell’epoca, venuto a conoscenza della vicenda, si reca sul luogo, vedendo di sfuggita la prigioniera: da quell’incontro produrrà un caratteristico satirico fumetto che ritrae Mary ai fornelli, intenta a gettare in una padella alcuni teschi.

Scoppia quindi un vero caso mediatico: nonostante il progresso scientifico in atto in quei decenni, l’opinione pubblica è ancora convinta che il tifo si trasmetta a causa delle scarse condizioni igieniche e tutta la ferocia e l’inumanità si scagliano contro Mary che viene accusata di essere un’untrice, di essere scarsamente pulita, di vivere nella sporcizia, infine di essere a conoscenza del suo “potere”, quindi di diffondere il contagio volontariamente; una vera strega dei tempi moderni. Ovviamente quello che si scriveva sui giornali era il frutto di una pedante ignoranza dilagante, ancora incapace di comprendere il concetto di asintomaticità.

Intanto la donna, che di fatto non era mai stata ufficialmente accusata di alcun crimine, continua il suo soggiorno forzato presso il nosocomio. Convinta di star subendo una epocale ingiustizia, Mary si procura un avvocato e dopo due anni di battaglie nei tribunali newyorchesi il legale riesce a dimostrare che la detenzione senza alcuna accusa è un affronto alla legge dello Stato. Tuttavia il giudice a cui è stato affidato il suo caso è restio alla scarcerazione e passeranno ancora alcuni mesi del 1909 per ottenerla: la carta stampata, che prima l’aveva tanto umiliata, prende le parti della vittima e, posti sotto pressione, sia il giudice che il nuovo direttore sanitario della città non poterono far altro che liberarla, ma a precise condizioni. Mary non avrebbe mai più potuto lavorare come cuoca e aveva l’obbligo di presentarsi regolarmente presso  l’ospedale per continui accertamenti medico-sanitari.

Ma l’impossibilità di esercitare la sua professione la costringe alla povertà e nel 1911 i risentimenti per le umiliazioni ricevute si concretizzano nella nuova battaglia legale che Mary intenta contro la città di New York e il Dipartimento di Sanità: la causa non arriva comunque in tribunale e la donna è costretta ad accettare nuovamente lavori malpagati e mortificanti.

Un circolo vizioso

Esasperata da una condizione indigente e anche dalla morte dell’unica persona che le stette sempre accanto, Breihof, Mallon sparisce rapidamente dalla circolazione, facendo nuovamente perdere le sue tracce, non presentandosi più ai ricorrenti appuntamenti dai medici e cambiando nuovamente identità.

Solo nel 1915 il suo nome torna alla ribalta, causa un nuovo focolaio di tifo allo Sloan Hospistal. Le autorità sanitarie, in collaborazione con la Polizia, interrogano tutto il personale delle cucine e alcuni addetti rivelano che la cuoca preposta alla preparazione dei pasti è una persona la cui descrizione sembrerebbe proprio ricondurre a Mary Mallon. E infatti lo era: Mary è a conoscenza della nuova epidemia da lei scatenata, tanto che, recidiva, scappa e si rifugia a casa di un’amica.

Stanata dalla Polizia che prontamente era riuscita a rintracciarla, questa volta non lotta e si arrende all’arresto. Considerata ormai un pericolo per la sanità pubblica Mary la tifoide viene nuovamente isolata in quarantena al Riverside per 23 anni, fino al 1938, quando morirà a seguito di alcune complicazioni dovute ad un ictus che la colpì sei anni prima.

Quante persone ha realmente infettato Mary? Da una ricostruzione postuma alcuni scienziati ritengono che il numero di contagiati possa essere intorno ad una cinquantina, ma, ai tempi, il tracciamento era ancora ai suoi esordi, quindi, con ogni probabilità, la cifra potrebbe essere ben più ampia.

Fonti:

Anthony Bourdain, Il segreto di Mary la cuoca, Donzelli Editore, Roma, 2011

Judith Walzer Leavitt, Typhoid Mary: Captive to the Public’s Health, Beacon Press, Boston, 2006

Di Simona Amadori

Marchigiana di nascita, torinese d’adozione, sono laureata magistrale in Scienze Storiche presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sul femminismo e la nascita del servizio consultoriale torinese. Attualmente sono Professoressa di Italiano, Storia e Geografia. Amo scrivere e soprattutto scrivere di storia, con un occhio di riguardo verso la sua contemporaneità e ai suoi eventi più particolari. Altra mia passione sono i Gender Studies, campo in cui mi sono specializzata. Campo di studi: Storia contemporanea, studi di genere, storia delle donne Contatti: simona.amadori90@gmail.com

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