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In questo articolo si ripercorre brevemente  il dibattito  e le principali posizioni al congresso di Livorno del Psi e la scissione che ha portato alla nascita del PCd’I.

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La situazione nel Psi prima del congresso di Livorno

Nel 1919 erano  già emerse all’interno del Psi profonde divisioni dovute sia tensioni interne sia a pressioni internazionali e portarono alla formazione di tre fazioni all’interno del partito.

Una fazione di estrema sinistra composta dalla convergenza del  gruppo di Bordiga, i giovani riuniti attorno a Gramsci e l’Ordine Nuovo, l’ala sinistra dei massimalisti composta da figure come Bombacci e Respossi che aveva intenzione di aderire alle “ventuno condizioni”.

Il secondo gruppo quello massimalista era guidato da Serrati che aveva già espresso il suo dissenso alle ventuno condizioni di Lenin durante il II congresso dell’Internazionale comunista. Il terzo gruppo guidato da Turati e sostenuto anche CGdL ribadivano la loro posizione al modello sovietico.

Il congresso di Livorno  e le posizioni dei massimalisti

I conti tra queste tre fazioni e in modo particolare tra massimalisti e comunisti vennero fatti al  XVIII congresso che si tenne a Livorno nel gennaio 1921. Il dibattito congressuale durò sette giorni e aprì i suoi lavori il 15 gennaio al Teatro Goldoni affollato e in un clima turbolento.

Nel Psi e nessuno dubitava che ci sarebbe stata una scissione, si trattava di capire in quale direzione sarebbe avvenuta. Questa scissione non avvenne tra massimalisti e riformisti, ma tra associati alla fazione comunista e il resto del Partito. Il protagonista fu Serrati fermo nella sua idea che le condizioni di Lenin erano un imposizione esterna  e che era necessario tenere unita la base del partito per preparala alla rivoluzione per cui non era ancora pronta.

Queste posizioni erano condivise dalla maggioranza dei militanti che preferivano l’unità di fronte alle violenze fasciste e quindi era diffuso un patriottismo di partito e non volevano abbandonare il nome socialista. I massimalisti quindi confermavano una strategia rivoluzionaria, ma respingevano le condizioni di Mosca.

La posizione di Turati

Turati  e i riformisti pur respingendo e criticando le ambiguità delle idee dei massimalisti decisero di non proporre una scissione “da destra”, ma di attendere.

Turati ripete le sue idee che aveva già espresso a Bologna nel 1919, secondo lui il rivoluzionarismo socialista aveva le sue radici nella guerra e il dissenso presente nel Psi e che  minava la sua unità non stava nel fine, ma nel mezzo. Riprendendo le idee Karl Kautsky contro Lenin sosteneva che la prospettiva di una dittatura del proletariato era contraddizione in quanto una dittatura è sempre di una minoranza. Inoltre il leader riformista  sosteneva che l’ascesa del proletariato non permetteva scorciatoie e che l’unica strada erano il gradualismo e le riforme.

La strategia di Turati era quella di fare con Serrati e i massimalisti la stessa politica che aveva fatto  qualche anno prima nel 1906 con Ferri e gli integralisti. Evitare una scissione unendosi a loro per neutralizzarli ed emarginare l’estrema sinistra per poi riprendere progressivamente dall’interno  il controllo del partito.

La posizione dei comunisti e la scissione

 Il 21 gennaio nella seduta antimeridiana del congresso, dopo le votazioni delle tre mozioni Amedeo Bordiga prese la parola a nome dei “comunisti puri” e intervenne sostenendo che pur riconoscendo che la posizione dei comunisti era in minoranza all’interno del Psi, la maggioranza del partito si poneva fuori dalla Terza internazionale comunista e annuncia che i delegati comunisti abbandonavano la sala e si sarebbero trovati alle 11 al Teatro San Marco.

I delegati comunisti assieme ad alcuni uditori escono dalla congresso intonando l’Internazionale e si recarono presso il teatro San Marco dove alcuni incaricati iniziarono ad apporre sulle tessere il simbolo della Falce e del Martello. I delegati giungono al Teatro San Marco un luogo  che sottolinea atmosfera proletaria del congresso. I delegati rimangono in piedi per ore senza panche  in un teatro dove entrava anche  la pioggia.

Il primo congresso del PCd’I

Il primo congresso del PCd’I si svolge in due sedute. La prima seduta in cui si svolgono i saluti ai delegati  da parte dei partiti comunisti stranieri,  di Fortichiari per il Comitato centrale, di Polano per i giovani, Ortensia De Meo  per le donne e quattro operai.

Nel pomeriggio nella seconda seduta si svolse la scelta della sede che venne fissata a Milano, dove sarà pubblicato bisettimanale il  « comunista»e vennero scelti il Comitato centrale di quindici membri. Nel cComitato centrale erano rappresentati tutti i diversi gruppi gli astensionisti con Bordiga, Grieco, Sessa, Parodi e Tarsia; il giovane Polano, gli ordinovisti Gramsci e Terracini, i massimalisti  Bombacci, Belloni, Gennari, Misiano e Marabini e i milanesi Repossi e Fortichiari.

 In questa fase la figura più importante all’interno del partito è Bordiga, Gramsci  durante la fase congressuale non interverrà  sia al Teatro Goldoni sia al Teatro San Marco  e non rivendico le posizioni della sezione torinese. Questi mancati interventi di Gramsci negli anni successivi gli vennero rimproverati, ma Alfonso Leonetti anni dopo giustifico questo per le condizioni di salute di Gramsci che rendevano la sua voce debole.

Bibliografia:

A. Agosti, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunismi europei, Editori Riuniti, Roma, 1999.

P. Mattera, Storia del Psi 1982-1994, Carocci, Roma, 2010

M. L. Salvadori, La sinistra nella storia italiana, Laterza, Roma-Bari, 1999

A. Vittoria, Storia del Pci 1921-1991, Carocci, Roma, 2007

P. Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, Einaudi, Torino, 1967

Di Francesco Sunil Sbalchiero

Sono nato in Sri Lanka, ma sono vissuto sempre a Venezia dove mi sono laureato in Storia nel 2015 con una tesi sulle premesse del centro-sinistra in Italia e a Venezia con il professor Giovanni Vian. Attualmente sono iscritto al corso di laurea magistrale in scienze storiche all’Università degli Studi di Torino per potermi specializzare maggiormente in quello che mi interessa di più cioè storia dei partiti politici e storia delle dottrine politiche. Nel 2016 ho fondato Aggiornamenti storici e dopo la fine di questa esperienza nel giugno del 2017 ho deciso di continuare a scrivere in altri blog, ma continuando a cercare nuovi progetti che si avvicinassero di più alla mia idea. In questo modo ho trovato Eventi Dimenticati, questo ambizioso progetto, con cui spero di fare numerose esperienze. Campo di studi: Storia contemporanea, Storia dei partiti politici, Storia militare, Storia delle dottrine politiche.

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