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Carlo Donat Cattin ebbe un ruolo determinante nella scelta della Democrazia cristiana di porre fine hai governi di solidarietà nazionale e un ritorno all’alleanza con i socialisti.

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Il contesto storico e la situazione della Dc

I primi mesi del 1980 segnarono un momento di cambiamento e critico nella politica e nella società italiana, su questa situazione sono significative le parole annotate nei diari da Antonio Maccanico, segretario generale della presidenza della Repubblica, Il 6 Gennaio scrive:

Il nuovo anno è cominciato proprio male: morte di Nenni la notte di Capodanno, invasione sovietica dell’Afghanistan, uccisione di Santi Mattarella questa mattina a Palermo. […] La situazione politica è ancora più grave dell’ultima settimana dell’anno appena trascorso. La spinta sovietica complica anche le nostre questioni interne. Tra i socialisti la composizione del conflitto non appare così a portata di mano, la situazione internazionale rende ancora più difficile la partecipazione comunista al governo[…].[1]

A . Maccanico, Con Pertini al Quirinale. Diari 1978-1985, (a cura di) P. Soddu, Il Mulino, Bologna, 2014 p.85-86

In questa situazione con due anni di ritardo, rispetto ai termini statutari l’ultimo congresso si era svolto nel 1976, si svolse il XIV congresso della Democrazia Cristiana che si tenne a Roma dal 19 al 25 febbraio 1980 al Palazzo dello Sport.

Il congresso era molto atteso da tutte le forze politiche e sociali, in quanto il Paese si trovava a dover affrontare diverse emergenze come il terrorismo, inflazione, la crisi energetica, la disoccupazione giovanile e la debolezza dei governi sul piano interno, mentre in politica estera una politica maggiormente aggressiva dell’Urss.

Il maggior partito italiano arrivava a questo congresso, dopo due elezioni anticipate e dopo che Aldo Moro era stato assassinato nel 1978. L’uccisione del politico pugliese aveva privato la Dc di un esponente capace di convogliare un partito molto articolato  a fare delle scelte come negli anni ’60 il centro-sinistra e negli anni ’70 prima al governo delle astensioni e poi ai governi di solidarietà nazionale.

Un ulteriore elemento di novità a livello politico in quella fase era rappresentato dal partito socialista di Craxi, eletto segretario dopo le elezioni del 1976 che aveva come obbiettivo quello di dare centralità al Psi, senza ritornare al centro-sinistra ed evitando un accordo tra Dc e Pci. Il ruolo del Psi e di Craxi durante il sequestro Moro  non dispiacque ad alcuni come Amintore Fanfani e Carlo Donat Cattin che vivano con insofferenza la possibile alleanza tra Dc e Pci

La Dc e Il primo congresso dopo il tragico 1978

In questo congresso dovevano essere affrontati temi dell’attualità politica il giudizio sulle contraddizioni del Pci, le vicende in corso nel Psi , ma soprattutto scegliere il successore Zaccagnini, che aveva deciso di non ripresentare la propria candidatura alla segreteria del partito e questo implicava non solo di scegliere il successore, ma anche se confermare o mutare la linea politica.[2]

Il dibattito congressuale pur facendo riferimento alla situazione politica di quel momento, cambiò anche le prospettive di fondo della Dc. Il partito fu compatto nel riconoscere che nell’immediato era impossibile formare un governo con il Pci e quindi la fine della politica di unità nazionale.

Le divergenze furono se questa impossibilità era da ritenersi transitoria o permanente, questo implicava sul piano interno una valutazione sulla affidabilità del Pci e del processo di cambiamento al suo interno  e se era in grado di impegnarsi nella lotta contro le tendenze disgregatrici della società Italiana.

Il segretario uscente Benigno Zaccagnini confermò la linea della solidarietà nazionale, ma ammise l’impossibilità di far entrare i comunisti al governo nell’immediata. Il sostegno ala politica di solidarietà nazionale venne da Andreotti sia sul piano interno che su quello internazionale, il quale sottolineo il continuare la politica di solidarietà nazionale era un modo per rilanciare la distensione a livello internazionale era l’unico modo per l’Italia di avere credibilità a livello internazionale e di resistere al terrorismo.

Le idee alternative alla politica di solidarietà nazionale di Forlani

Nel dibattito congressuale emersero posizioni differenti come quella sostenuta da Arnaldo Forlani che  sosteneva la tesi opposta di Andreotti e Zaccagnini che riteneva il Pci responsabile della grave crisi della società italiana da cui era nato il terrorismo.

Forlani proponeva la costituzione di alleanza organica tra le forze politiche con cui la Dc condivideva una concezione comune della realtà economica, mentre sul piano internazionale vedeva terminata la fase di distensione con l’invasione da parte dell’Urss dell’Afganistan.

Donat Cattin, la Sinistra sociale della Dc e il rapporto con il Pci

La sinistra sociale della Democrazia Cristiana ebbe sempre e rapporti complessi e difficili con il partito comunista, questo non era dovuto a un pregiudizio ideologico, ma un giudizio storico politico dovuto ad una cultura politica che criticava aspramente l’idea di uno stato socialista inteso come economia statizzata e burocratizzata, dominio di una sola classe e liquidazione di molte libertà.

La corrente di Forze nuove sociale vedeva nell’alleanza tra Dc e Pci un’idea di maggioranza unanimistica che avrebbe portato ad una democrazia consociativa, dove non vi più un partito forte all’opposizione e quindi la maggioranza sarebbe stata senza controllo.[3]

Donat- Cattin individuava anche altre due pregiudiziali che impedivano in quel momento una collaborazione con il Pci. Il primo elemento  era che l’ipotesi di avvicinamento «tra un grande poartito democratico di tradizione europea ed un partito comunista in un paese occidentale.

Veniva riconosciuto al PCI il fatto di aver acquisito nel corso degli anni l’atteggiamento di un partito inserito in una democrazia parlamentare rappresentativa con un senso di responsabilità proprio di qualsiasi partito di maggioranza e di opposizione.

Il Preambolo

Questa lettura critica dei rapporti con il Pci portò Donat Cattin ad avere nel corso del congresso della Dc del 1980 una posizione critica verso la solidarietà nazionale e quindi di opporsi alla linea sostenuta da Zaccagnini e Andreotti.

Donat Cattin propose di premettere un preambolo comune a diverse mozioni presentate da diverse correnti in cui si sottolineava «le contrastanti posizioni tuttora esistenti» con il Pci. Questo insieme di diverse correnti ottenne la maggioranza con il 58% dei voti, contro una posizioni minoritaria sostenuta dalla corrente di Zaccagnini «area Zac» e Andreotti.

Forlani venne eletto presidente del partito, Donat Cattin venne confermato vicesegretario, anche se si sarebbe dimesso dopo pochi mesi per la vicenda del figlio, alla segreteria venne affidata a Piccoli che aveva cercato una mediazione tra i due schieramenti.

Francesco Sunil Sbalchiero

Bibliografia e note:

M. Donat- Cattin ( a cura di), Carlo Donat-Cattin. Una vita per l’Italia, Edizioni Lavoro, 2020

A. Giovagnoli, Il Partito Italiano. La Democrazia Cristiana dal 1942 al 1994, Laterza, Roma-Bari, 1996

N. Guiso, Carlo Donat-Cattin. L’anticonformista della sinistra italiana. Intervista a Sandro Fontana, Marsilio, Venezia ,1999

G. Merlo, G. Morgando (a cura di), La sinistra sociale. Storoa, testimonianze, eredità , Edizioni Studium, Roma, 2016

V. Mosca, A. Parola, L’Italia di Donat Cattin, Marsilio, Venezia, 2011


[1]A. Maccanico, Con Pertini al Quirinale. Diari 1978-1985, (a cura di) P. Soddu, Il Mulino, Bologna, 2014 p.85-86

[2] A. Macchi, Il XIV congresso della D.C., in Aggiornamenti Sociali, aprile 1980, p. 271

[3] La mia DC. p.65

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