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Il nome di Harry Houdini evoca ancora oggi immagini di grandi fughe da situazioni impossibili, pur essendo passati più di 90 anni dalla sua morte a Detroit, nel Michigan. Vista l’importanza che tale figura ebbe nel panorama storico del secolo passato, è importante al giorno d’oggi non cadere in errore quando strane voci di corridoio giungono alle nostre orecchie, soprattutto se riguardano la sua morte. E’ infatti opinione comune che il grande illusionista morì proprio durante un suo spettacolo, dopo un numero estremo, la cui difficoltà giocò un brutto scherzo al protagonista. Nulla di più errato…

Chi era Harry Houdini

Partiamo dalle origini, per comprendere l’intera vicenda riguardante la sua morte. Anzitutto, è bene precisare che il suo vero nome era Erik Weisz, originario dell’allora Austria-Ungheria e nato il 24 marzo 1874 proprio a Budapest. La famiglia Weisz emigrò ben presto negli Stati Uniti nel 1878, quando Erik aveva solo 4 anni, portando con sé ben pochi ricordi di infanzia dall’Europa. Crebbe infatti ad Appleton, una cittadina del Wisconsin, dove suo padre fece fortuna diventando il rabbino della Congregazione ebraica riformata di Sion. Proprio lì, il cognome dell’intera famiglia fu cambiato in “Weiss” ed anche il nome di Erik divenne “Ehrich”.

Il ragazzo, fin dall’adolescenza, si fece conoscere per il suo talento nelle imprese acrobatiche e per la sua bravura nello scassinare serrature, in netta contrapposizione agli insegnamenti del padre. Fu infatti il mondo dello spettacolo, e non il Talmud, a catturare l’attenzione del giovane Ehrich. All’età di 9 anni il giovane scappò per unirsi ad un circo di passaggio come trapezista e contorsionista. Affascinato da spettacoli di ogni tipo, in particolare quelli del grande mago francese del XIX secolo Jean-Eugène Robert-Houdin, Ehrich in seguito decise di creare il proprio nome di spettacolo in suo onore. Ben presto infatti, il mondo lo avrebbe conosciuto solo come “Harry Houdini“.

Gli inizi di carriera

La scommessa che lo rese famoso in gran parte delle città statunitensi in questi primi anni di carriera, fu quando sfidò il pubblico che si sarebbe riuscito a liberare dopo essere stato legato e rinchiuso all’interno di un armadietto chiuso a chiave dall’esterno. Fu questo atto coraggioso e mai visto nella storia che cambierà per sempre la vita del giovane acrobata. Dopo una serie di spettacoli, considerati all’epoca “estremi”, si affermò in tutti gli Stati Uniti con il soprannome “il re delle manette”, esibendosi nelle vaudeville di tutta la nazione.

Divenuto ben presto uno showman, Houdini continuerà a sviluppare sempre nuovi trucchi e tecniche di fuga estreme, oltre al semplice liberarsi dalle manette di un poliziotto. Nel 1900, fece il suo primo tour europeo e si esibì in fughe sensazionali da Scotland Yard e dozzine di altre famose prigioni sotto forma di spettacolo per il pubblico. Nel 1902 si fece rinchiudere nella famosa cella n. 2 della prigione federale di Washington, D.C., la stessa che un tempo ospitava il crudele assassino Charles Guiteau, colui che attentò alla vita del presidente James Garfield. Nonostante le misure di massima sicurezza, Houdini uscì di prigione senza troppi problemi, suscitando curiosità ed emozioni a tutto il pubblico. Nel 1908, il mago decise di intraprendere azioni molto più audaci e pericolose, come fughe da imbarcazioni inondate di acqua, lanciarsi da un ponte in un fiume completamente ghiacciato (riapparendo sempre senza problemi in pochi minuti), fino ad essere completamente legato e incatenato, mentre pendeva dagli alti grattacieli di New York.

L’origine della teoria sulla sua morte

Nonostante sia sfuggito ad un’enormità di gesta pericolose, la sua morte rimase comunque una fonte di perplessità tra maghi e chirurghi, motivo per cui, senza documentazioni ben precise, vennero alimentate fuorvianti voci di corridoio nel corso degli anni.

Sappiamo che Houdini non spiegò mai a nessuno, tranne che a sua moglie nonché assistente, Bess, il segreto delle sue grandi fughe. D’altra parte, c’era da aspettarselo, egli era abbastanza orgoglioso della sua muscolatura e del suo corpo, che gli permetteva tutto ciò. Era infatti alla costante ricerca di approvazione da parte del pubblico, tanto che sarebbe stato disposto a qualsiasi sfida estrema pur di accontentare i suoi fan.

Secondo le documentazioni mediche ufficiali, alcuni studenti di medicina della McGill University fecero visita ad Houdini nel suo camerino alle 17:00 del 22 ottobre 1926, dopo la sua matinée al Princess Theatre di Montreal. Uno studente tra di loro, Joselyn Gordon Whitehead, chiese se potesse scagliare contro il suo addome un pugno, per testare la forza dei suoi formidabili addominali, che secondo i giornali gli permettevano incredibili imprese. Lo studente colpì per ben due volte il grande mago, senza che egli avesse avuto la possibilità di contrarre i muscoli addominali e dunque di prepararsi ad incassare il pugno. Come se non bastasse, i due pugni ben assestati che penetrarono lo stomaco del mago, provennero non da uno studente qualsiasi, ma da un pugile di professione. I pugni “a martello”, secondo le testimonianze ufficiali, inflissero un dolore visibile da tutti e fu lo stesso Houdini a fermare il giovane Whitehead a metà colpo al terzo tentativo di colpirlo allo stomaco. Nonostante ciò, il mago sembrò essersi ripreso e sopravvisse per ben due giorni al dolore, viaggiando fino alla sua prossima esibizione a Detroit. Ma, proprio qui, i dolori allo stomaco riapparvero improvvisamente.

Quando Houdini arrivò al Garrick Theatre di Detroit, si fece visitare da un medico che controllò la sua temperatura corporea: il termometro segnava 104 gradi Fahrenheit, ovvero 40 gradi Celsius! Poco dopo, gli venne diagnosticata un’appendicite acuta, con il conseguente ricovero in ospedale. Il medico che lo visitò chiamò immediatamente un’ambulanza, ma Harry era convinto di voler entrare in scena, rifiutando l’aiuto del medico. Si dice che, in quella circostanza egli dichiarò gridando: “Farò questo spettacolo anche fosse l’ultimo della mia vita!”. Purtroppo, sarà davvero così. La performance in effetti non fu delle migliori, ma Houdini non morì sul palco dello spettacolo e nemmeno nel famoso barile pieno d’acqua, come invece hanno affermato successivamente molti racconti apocrifi e film hollywoodiani, per rendere ancor più epica e drammatica la fine del grande mago.

La morte del grande mago

Dopo lo spettacolo, Houdini entrerà nel suo hotel, rifiutando ancora una volta le cure mediche, ma il dolore divenne così forte che sua moglie, Bess, chiese che fosse ricoverato al vicino Grace Hospital. Lì, il 24 ottobre, fu sottoposto ad un’operazione di emergenza per rimuovere l’appendice, che si era però già rotta, mutando in una grave peritonite, ovvero un’infezione difficile da trattare all’interno della cavità addominale. Nonostante una seconda operazione effettuata il 28 ottobre e l’uso di un nuovo siero anti-streptococco, il grande Houdini non riuscirà più a riprendersi, a causa di un nuovo attacco di setticemia. Morirà il 31 ottobre del 1926, all’età di soli 52 anni. Si dice che le sue ultime parole sul letto di morte furono: “Non ho più forze, sono stanco di combattere”.

I medici dell’epoca, poco dopo la sua morte, si domandarono a lungo sull’origine della strana appendicite che colpì il mago, concordando successivamente sul fatto che essa fosse stata probabilmente causata dalla forza contundente dei colpi dello studente di medicina, che causarono l’infezione non debitamente curata.

Vero o falso?

Uno studio pubblicato nel 2013 dal World Journal of Emergency Surgery (2013; 8:31) ha analizzato nel dettaglio l’appendicite acuta di Houdini, giungendo alle conclusioni che “un trauma addominale contundente è raro e, occasionalmente, appendicite e trauma coesistono, il che oggi crea un interessante dibattito se il trauma subito abbia o meno portato all’appendicite in questione o si sia trattato solo di una coincidenza”.

Il povero studente di medicina che lo colpì, probabilmente visse tutta la sua vita pensando di aver privato il mondo del grande Harry Houdini. I suoi fan escogitano ancora oggi teorie complottiste sulle intenzioni volontarie di Whitehead, assoldato da qualcuno di non meglio specificato per uccidere il mago.

Sarebbe quindi possibile che i colpi e l’appendicite siano stati solo una strana coincidenza verificatasi nello stesso periodo e che il dolore muscolare percepito dopo le raffiche di Whitehead abbia ingannato Houdini, che non avrebbe trovato altre spiegazioni a riguardo nel colloqui con i medici. Harry, lo sappiamo, era in costante pericolo di morte e potrebbe aver semplicemente ignorato il danno del fuoco che quotidianamente ingoiava durante le prove e i suoi spettacoli, il quale avrebbe col tempo infiammato sempre più il suo stomaco, portandolo a trascurare piccoli dolori quotidiani continui.

Proprio come con le sue spettacolari fughe sul palco, senza una riapertura del caso, non potremo mai fornire una documentazione accurata sulla vera morte di Houdini, ma una cosa è certa: egli non morì di certo sul palco durante uno dei suoi incredibili spettacoli, come invece ancora oggi si continua a tramandare attraverso voci di corridoio e chiacchiere da bar.

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