L’omoerotismo nella Grecia antica

Tempo di lettura: 9 minuti Tanto si è detto e tanto si dice in merito all'omoerotismo nella Storia e l'antica Grecia certamente è conosciuta per i rapporti pederastici...
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Tuttavia la famosa vicenda di Patroclo e Achille, che a scuola ci raccontavano spesso fossero cugini o semplici compagni d’armi, la loro relazione cantata nell’Iliade, che in tal modo si apre: “Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta […]”, ed altre opere, poetiche o umoristiche, testimoniano una visione dei rapporti tra uomini adulti diversa sia dalla nostra concezione attuale ma anche da quella che per secoli ha caratterizzato la mentalità europea.

«Ahimè!, figlio del saggio Pelèo, che notizia di lutto
apprendere dovrai da me! Deh, non fosse avvenuto!

Pàtroclo spento giace, d’intorno al cadavere ignudo
arde la lotta: ché l’armi cadute son d’Ettore in mano».
     Disse. Ed Achille avvolse di cruccio una nuvola negra:
polvere e cenere prese con ambe la mani dal suolo,
e se le sparse sul capo, bruttandone tutto il bel volto.
Tutto il nettareo manto fu sparso di cenere negra;
ed ei, l’alta persona distesa in gran tratto di suolo,
giacea, con le sue mani bruttava, straziava le chiome.

[…]

Lagni dall’altra parte levava di Nestore il figlio,
pianto versava, le mani reggendo ad Achille piangente,
ch’egli temea che la gola segarsi volesse col ferro.
Orrido pianto levava
. L’udí la divina sua madre,

«O madre mia, sí, quello ch’io chiesi, l’Olimpio ha compiuto:

[…]

ma che gioia è la mia, se Pàtroclo è spento, l’amico
diletto mio, che io pregiavo fra tutti i compagni,
come la vita mia?
L’ho perduto, dell’armi superbe
Ettore l’ha spogliato, che morte gli diede, dell’armi
meravigliose, belle, che diedero i Numi a Pelèo,
quel dí che te, Celeste, gittarono in braccio a un mortale.
Deh!, se tu fossi rimasta vicina alle Ninfe immortali,
e avesse il padre mio sposata una donna mortale!
E invece…. Anche tu devi crucciarti di doglia infinita,
pel figlio tuo che deve morire, che tu non potrai
rïabbracciare al ritorno: ché vivere piú non voglio io,
né rimaner su la terra, se prima di Príamo il figlio
dalla mia lancia non cada colpito, non sconti la pena:
ch’ei Pàtroclo spogliò dell’armi, il figliuol di Menezio».

     E Teti a lui rispose, di pianto bagnando le ciglia:
«E dunque, presto, o figlio, per ciò che tu dici, morrai,
poiché il Destino per te dopo Ettore segna la morte»
.

Nikolaj Ge – Achille piange disperato sul corpo morto di Patroclo – Belarusian National Arts Museum

Iliade, Canto XVIII. Achille piange la morte di Patroclo, si strappa i capelli. Antiloco, che gli ha annunciato l’evento luttuoso, gli tiene ferme le mani, per paura che voglia suicidarsi con la spada. Achille dice a sua madre Teti di voler vendicare l’amico prediletto uccidendo Ettore, il suo assassino, ben conscio che in seguito sarà lui a morire, ma di questo non si cruccia, perché non vuole più vivere senza Patroclo.

Quindi i vegliardi Achivi si strinsero intorno ad Achille,
e lo pregaron che cibo prendesse. Ma quei rifiutava,
sempre gemendo: «Vi prego, se pure qualcun degli amici
vuol compiacermi, a me non parlate di cibo e di vino,
ch’io me ne debba saziare, ché troppo è il dolor che mi cruccia:
resistere digiuno saprò sin che il sole tramonti».

[…]

«Oh, quante volte, infelice, diletto fra tutti gli amici,
tu nella tenda a me preparavi soave la mensa,
svelto, con ogni cura, qualora gli Achivi guerrieri
contro i Troiani, in fretta recavan la furia di guerra.

Ed ora, giaci lí trafitto, né io voglio cibo,
né vino, che pur tanto ce n’è nella tenda, per brama
di te, ché nessun male peggior poteva toccarmi,
neppur se avessi udita la nuova che morto è mio padre,

che adesso vive in Ftía, che lagrime versa, per brama
di questo figlio, ch’ora lontano, fra estranëe genti,
per Elena odïosa, coi Teucri sta combattendo,
oppur che morto è il figlio mio caro che a Sciro mi vive,
se pur vivo ancora è Neottòlemo simile ai Numi.
Prima, nel petto mio speranza nutriva il mio cuore
ch’io solo in Troia qui caduto sarei, lungi d’Argo
nutrice di cavalli, che in Ftía tu dovessi tornare,
che su la nave negra veloce dovessi il mio figlio
teco da Sciro addurre, per tutti mostrargli i miei beni,
tutti i miei servi, e il mio palazzo dall’alto fastigio:
perché morto è Pelèo di già, me lo dice il mio cuore,
oppur di vita poco gli resta, ché troppo l’opprime
la tormentosa vecchiaia, l’attendere sempre novelle
di me, che luttuose saranno, e saprà ch’io son morto».
     Cosí disse piangendo, piangevano tutti i signori,

[…]

Iliade, Canto XIX. Achille inconsolabile per la morte del “diletto fra tutti gli amici”.

Pederastia

L’omoerotismo in Grecia era diffuso e praticato liberamente; si trattava di omoerotismo pederastico, che oggi facilmente aborremmo. Si tratta di rapporti omoerotici di tipo militare, un rapporto amichevole tra uomini assai comune nelle società guerriere, in cui l’ambiente di maschi si rannicchia su sè stesso. Tuttavia questo ripiegamento intorno ad un mondo virile avviene solo dopo che le prime leggi scritte codificano i corpi femminili come atti meramente alla riproduzione e li isolano in casa, intorno al VIII-VII secolo a.C. Prima di allora, in epoca omerica, le donne non erano inaccessibili agli sguardi e ai corpi maschili, ma libere, come Nausicaa nell’Odissea, che si reca a lavare i panni al fiume e soccorre il re di Itaca. Anche Andromaca nell’Iliade insegue Ettore pregandolo di non abbandonarla per andare a combattere.

Le origini dell’omosessualità in Grecia non vanno ricercate nella carenza di donna, ma nelle tradizioni di una Grecia tribale, in cui i ragazzi devono allontanarsi dalla comunità per completare un rito di passaggio che gli accolga nella vita adulta. Durante tale periodo di segregazione i ragazzi trascorrevano il tempo con un educatore e amante, relazione ascendente della pederastia. Si trova traccia di questa usanza in numerosi miti, che hanno in comune la struttura di miti iniziatici: Zeus e Ganimede, Dionisio e Adone, Poseidone e Pelope e altri. Il rapporto omoerotico si inserisce in una struttura che vede il giovane divenire adulto attraverso il compimento di un gesto eroico o per mezzo della morte. In tale contesto il sentimento tra due uomini svolge una funzione pedagogica.

A Sparta i fanciulli venivano affidati a uomini adulti che li trasformassero in veri spartani. A Thera, nella roccia adiacente 70 metri dal luogo dove sorgeva il Tempio di Apollo, quindi zona sacra, sono presenti scritte che testimoniano l’esistenza di rapporti pederastici: “Qui Krimon ha sodomizzato il suo pais, il fratello di Bathycles”. Non solo la vicinanza al tempio scongiura la possibilità che si tratti di mere iscrizioni oscene, ma anche la comparsa frequente, al loro interno, di accenni alle divinità “courotrophiche”, preposte all’educazione dei fanciulli.  Come per diverse popolazioni il rapporto sessuale ricopre un valore iniziatico? Una teoria sostiene che questa importanza risieda nella convinzione che tramite il seme dell’amante il fanciullo possa assorbire la sua virilità. Accompagna a tale possibile spiegazione la tesi forse più immediata che la sodomizzazione umili chi la subisce, e quindi sancisca fortemente un rapporto impari, di “acculturazione”. Come dimostrano le arti figurative che ci sono pervenute, il membro maschile era infatti considerato una vera e propria arma: il pene dritto e appuntito testimoniava che un ragazzo era pronto a diventare un guerriero, il fallo poco appuntito indicava invece che non era ancora considerato un adulto e allo stesso tempo simboleggiava una condizione di modestia e subordinazione: per questo ne dipinti e nelle incisioni che raffigurano un rapporto pederastico l’uomo adulto presenta un membro in erezione e l’uomo immaturo un membro non dritto. Superata la relazione pederastica il fanciullo, divenuto uomo, avrebbe abbandonato il ruolo passivo per ricoprire quello attivo con le donne o con i ragazzi.

Un uomo cerca di baciare un giovane con cui condivide un letto in un convitto. Particolare di un dipinto murale in una tomba di Paestum, degli inizi del V secolo a.C

Non si può non pensare allo stretto rapporto tra Achille e Patroclo, così intenso da spingere Achille di desiderare di essere sepolti insieme e tanto intimo da spingere Teti ad esortare il figlio di dimenticare Patroclo e prendere moglie “come è giusto che sia”: un invito ad accettare una prassi comune, ovvero che nel pieno della vita adulta i rapporti omosessuali debbano cessare. Inoltre nel XIX canto Teti trova il figlio disteso sul cadavere di Patroclo e abbracciato a lui, un’immagine inusuale nel repertorio dalle raffigurazioni luttuose omeriche (e il figlio trovò, che di Pàtroclo il corpo stretto teneva, piangendo). Una relazione omosessuale raccontata da Omero meno evidente ma non per questo non plausibile, era quella che legava Telemaco a Pisistrato, figlio di Nestore, re di Pilo. Fondamentale è sottolineare che i rapporti narrati da Omero non siano pederastici, ma tra uomini di simile età.

Ad Atene era apprezzabile che un maschio acerbo ed uno sviluppato avessero una relazione, tanto che il corteggiamento doveva seguire un galateo rigidamente codificato e tanto che tale rapporto era considerato di un amore “celeste”, non “volgare”, dunque non destinato a fermarsi solo alla bellezza estetica (per i greci una vera e propria virtù), ma che costituiva per il giovane un’esperienza. Gli amati, i fanciulli, secondo il galateo dovevano mostrarsi inizialmente ritrosi, in un modello di comportamento che ricalcava anche il corteggiamento eterosessuale, il quale voleva vedere la donna cedere solo nel momento del fidanzamento o del matrimonio. Se è vero che i padri volevano proteggere i figli dal disonore di non aver scelto un buon amante, l’onore era salvo se l’imberbe mostrava la saggezza di cedere alle lusinghe dell’uomo giusto. Questo amore era in primo luogo pedagogico, intellettuale e spirituale, ma non mancava la componente sessuale. Gli anni in cui un giovane poteva essere l’amato andavano dai dodici ai diciassette, prima dell’età adulta. I sedici anni erano considerati “l’età divina”. Se superare l’età massima oltre la quale un ragazzo non era generalmente considerato più appetibile costituiva un fattore di gusto personale, gravità ben diversa costituiva il cercare di corteggiare qualcuno di troppa tenera età. A Sparta non a caso i giovani venivano affidati a un amante adulto a dodici anni, stessa età a cui si sposavano le ragazze. Per amare bisognava d’altro canto attendere i venticinque anni, momento in cui l’uomo assumeva un ruolo attivo con i paides prima del matrimonio, e sia con i paides che con le donne dopo, anche se avere amanti maschi ad età avanzata era un’infrazione, ma tollerata. Infamia era invece continuare a ricoprire un ruolo passivo anche oltre l’età confacente, che poteva avvenire in caso di rapporti tra uomini ambedue ormai cresciuti.

Rapporti adulti

Un motivo umoristico diffuso in molte culture riguarda la necessità di accontentarsi dell’autoerotismo o dei rapporti omoerotici in mancanza di donne.

Nessuno pose mai gli occhi addosso a un’hetaira; per dieci anni si consolarono da soli. Fu triste la loro compagnia: per conquistare una città, ritornarono a casa coi deretani ben più larghi [delle porte] della città che presero.

Questo scrive Eubulo, poeta comico del IV secolo, in merito all’assedio di dieci anni che i Greci affrontano per conquistare Troia.

Achille e io ci fermammo davanti al piccolo fuoco e al padiglione che erano stati preparati per noi. “Va tutto bene qui?” ci chiese Odisseo che ci aveva raggiunti. “Benissimo” rispose Achille. Gli rivolse il suo sorriso più rilassato, più sincero. “Ti ringrazio”. Odisseo ricambiò il sorriso, i denti bianchi contro la barba scura. “Eccellente. Immagino che una tenda sia sufficiente. Ho saputo che preferite condividere tutto. Stanze e letti, a quanto dicono”. Avvampai convolto. Al mio fianco, sentii Achille trattenere il respiro. “Coraggio, non c’è niente di cui vergognarsi…è una cosa comune tra i ragazzi.” Si grattò la mascella, assorto. “Anche se non siete più ragazzi. Quanti anni avete?” “Non è vero, dissi”. La mia voce era alimentata dal sangue che mi era affluito al volto. Risuonò forte lungo la spiaggia.

Patroclo e Achille reagiscono con imbarazzo alle affermazioni di Odisseo sulla natura del loro rapporto. La canzone di Achille, di Madeline Miller.

A destra l’unico uomo non accoppiato con una donna prega un giovane che lo respinge

Eracle indica l’elenco degli oggetti di amore per un uomo adulto: le donne, i paides e infine uomini maturi, una relazione quest’ultima problematica. In siffatta coppia di maschi si ricalcava il modello pederastico, di conseguenza era previsto che solo uno dei due ricoprisse il ruolo dell’amato, ragion per cui soltanto l’amato, per questioni anagrafiche, violava formalmente le regole (come accennato poc’anzi colui che corteggiava non doveva forzatamente rientrate in un limite di età prestabilito: il rispetto dell’età massima, da matrimonio, era preferibile ma non obbligatorio). Gli ateniesi dunque punivano l’amato così come punivano il prostituto: condannavano colui che “si era fatto donna”, anche se nel caso dell’amato la condanna era unicamente di carattere sociale, mentre per un prostituto o per uno schiavo di carattere penale.

Considerazioni sulla “natura” dell’omoerotismo

Aristotele diceva che i due sessi non possono esistere l’uno senza l’altro, per il pensiero greco la relazione accettabile è quella eterosessuale e contemplativa della procreazione. Essendo i due generi performativi dell’identità individuale e sociale, i greci trovano problematico inquadrare una persona che presenta l’anatomia di un sesso ma il comportamento di un altro, in tal caso un maschio che si relaziona con un uomo e non con una donna, come dovrebbe invece avvenire secondo natura. Per il pensiero premoderno infatti il comportamento di due generi non è costituito culturalmente, ma per natura. Se gli uomini medievale parlano apertamente per quanto riguarda l’omoerotismo (maschile soprattutto, il lesbismo infatti conosce una genesi diversa) di vitium, quindi di peccato, gli uomini greci non considerano la questione come un fastidioso quesito morale, quanto intellettuale, poiché la fuoriuscita dalla polarità erotica maschio-femmina rende impossibile classificare in una categoria riconosciuta il comportamento: un conto è il rapporto pederastico che ricopre finalità pedagogiche e sociali, i cui ruoli passivo e attivo e non sono interscambiabili, altra cosa è il rapporto tra maschi adulti più o meno coetanei. 

Nonostante nell’antica Grecia i rapporti omoerotici tra maschi adulti fossero generalmente considerati vergognosi, è interessante notare come non venissero cacciati di immoralità o non fossero perseguiti penalmente (come accadrà invece nell’Europa medievale e moderna per il reato di sodomia). Tali rapporti non erano considerati un peccato contro la religione come nel Medioevo, né una malattia come nella Contemporaneità (il termine omosessualità sarà coniato nel 1869 da un medico ungherese, Karl Benkert, e suddetto neologismo verrà in seguito ripreso da altri medici sancendo la medicalizzazione dei rapporti tra persone di sesso medesimo). In altri termini suscita curiosità indagare il cambiamento che la sessualità affronta nel corso dei secoli e dei millenni e quanto sia importante il ruolo che ricopre all’interno di una società. Temi, questi, che verranno approfonditi in prossimi articoli.

Fonti:

Cantarella Eva, Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, BUR Saggi, Milano, 2007

Borrettoni Pierangiolo, Il maschio al bivio, Bollati Boringhieri editore s.r.l, Torino, 2007

Dover Ketteth J., L’omosessualità nella Grecia antica, Einaudi Editore, Torino, 1985

Miller Madeline, La canzone di Achille, Marsilio Editori, Venezia, 2013

Omero, Iliade

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