Autore: Claudio Pira

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Sono nato e risiedo a Roma, con un passato al nord Italia e con un futuro totalmente incerto. Ho una laurea magistrale in Scienze Storiche e la mia carriera è basata sull’insegnamento della storia e sulla divulgazione di articoli storici a 360 gradi. Tra i miei progetti principali, ho creato e gestisco il sito web Eventi Dimenticati e la testata dedicata alle notizie di geopolitica e sui popoli perseguitati nel mondo: Endangered Peoples.

Insieme al team di Eventi Dimenticati, ho inoltre realizzato un saggio di storia, acquistabile in tutte le librerie fisiche e online, dal titolo: “Le due guerre che hanno sconvolto il mondo” (2019). Ho inoltre pubblicato i saggi storici: “L’inizio della fine. Origini e trasformazioni della classe dei samurai in Giappone” (2018) e “Tra genocidio e persecuzione: la storia delle minoranze musulmane in Asia” (2021), entrambi disponibili su Amazon.

L’ideazione di Eventi Dimenticati (ex Riscrivere la Storia) è iniziata nell’anno 2015, quando frequentavo il mio secondo anno di università alla facoltà di storia di Roma Tre. Durante i miei studi mi resi ben presto conto della grandissima quantità di avvenimenti storici passati oggi in secondo piano, a favore invece delle solite grandi tematiche più famose. Anche a livello manualistico presso scuole, università o in televisione, veniva (e viene tutt’oggi) data pochissima importanza a fatti storici secondari, che invece richiedevano tanta ricerca scomoda sul web e negli archivi, unita al proprio interesse personale. Persino sul web, la difficoltà da me incontrata nello scovare tali informazioni storiche è stata, inizialmente, molto grande. Fu così che pensai specificatamente ad un sito web diverso dalla moltitudine di portali online che parlano solo di storia generale, di storia delle grandi battaglie, dei grandi personaggi, dei grandi eventi. Ecco dunque l’idea di creare Eventi Dimenticati, al fine di rivalutare e far conoscere fatti storici dimenticati, sepolti e nascosti dal tempo.

Studiare solamente gli eventi storici considerati determinanti è, a mio avviso, un grande errore. Occuparsi invece della storia dimenticata, della storia degli ultimi, della storia che (purtroppo) per una questione o per un’altra non ha mai avuto una grande importanza a livello storiografico e dunque socio-culturale può invece servire anzitutto a rivalutare il mestiere dello storico e, inoltre, può aiutare a capire che la disciplina storica nasce da una ricerca continua di domande, da una voglia sempre viva di scoprire e di analizzare il passato umano. Analizzarlo nella sua interezza, non tralasciando gli eventi su cui si hanno meno informazioni, permette allo storico di scoprire effettivamente il senso del proprio lavoro, che non è quello di essere un topo da biblioteca o un archivio vivente di informazioni generali, ma quello di uno scienziato sociale, di un analista del passato sempre attivo e alla ricerca di nuove informazioni, di nuove prove e di nuovi fatti che contribuiscano a modificare e a migliorare la storia generale che noi tutti conosciamo. Citando un grande storico del 900 che più di tutti ha cercato di far passare questo innovativo messaggio, ovvero March Bloch:

“La storia non è e non può essere solo quella di Napoleone, ma anche e soprattutto quella dell’ultimo dei contadini”.

Insomma, io credo che al mondo non esista disciplina più complessa e allo stesso tempo più sottovalutata della Storia. La figura dello storico, rispetto a quella di un ingegnere, di un fisico, di un matematico o anche di un linguista, non risulta essere importante per il mondo in continua evoluzione di oggi e protratto sempre più verso il futuro, piuttosto che verso il passato. Questa perdita d’importanza della disciplina storica è in parte dovuta alla ricerca del progresso continuo e quindi a lavori che esponenzialmente si basino sulla concretezza immediata, sul piano materiale piuttosto che su quello astratto, delle idee, delle indagini… A fare da diffusore di queste nuove idee per le nuove generazioni intervengono numerosi attori: dalla scuola alla televisione, da internet alle pubblicità.

L’intero mondo consumista affossa ciò che non porta risultati materiali, azzera la coscienza individuale e la capacità di ragionamento critico, fornendo a tutti i suoi clienti ‘materiale’ che sostituisca elementi di cui l’uomo, attraverso rivoluzioni ideologiche e pratiche ha conquistato nel tempo. Per questo nessuno ha più interesse in quelle discipline che non insegnano il successo, che non portano a risultati concreti, scientifici e soprattutto immediati. La storia, così come la filosofia, l’arte e in generale quasi ogni disciplina umanistica viene rigettata dalle nuove generazioni perché considerata inutile, non pratica, non idonea ad un futuro dove ciò che più conta sono essenzialmente due cose: il denaro ed il successo.

Eppure la storia può insegnarci molto, a livello morale e soprattutto concreto, materiale. Può insegnarci anzitutto che ogni cosa che ci circonda ha un suo perché, basta ricercarlo nel passato. E questo passato non deve essere visto come un salto nel buio, un lugubre cimitero o un regno dell’oltretomba. Il passato, così come il presente, vive. Il passato siamo noi: i nostri tratti fisici sottolineano le nostre origini, il nostro modo di parlare evidenzia la nostra tradizione linguistica, il nostro modo di vestire, mangiare, muoverci, pensare e di comunicare afferma la nostra cultura, diversa da paese a paese, da regione a regione, da stato a stato, che oggi purtroppo sta venendo sempre più annullata da processi di livellamento continui. Tutti noi inoltre abbiamo sempre immaginato che la storia, in quanto disciplina umana, coinvolgesse e riguardasse ogni singolo essere vivente, ogni singolo oggetto ed ogni singola civiltà. Eppure la storia non è, oggi come ieri, una disciplina totalizzante.

Proprio per questo, come già accennato prima, la storia risulta essere solamente lo studio perlopiù mnemonico dei grandi eventi, delle battaglie, dei trattati dei vincitori… insomma, le cose conosciute da (quasi) tutti. Proprio per questo, infatti, uno dei motivi che mi hanno portato alla creazione del mio progetto storico è proprio la ricerca del diverso, del nascosto, del segreto e del dimenticato. Riscrivere la Storia non deve essere e non sarà mai un progetto complottista e neanche un semplice hobby, un nostro piccolo grande dovere nei confronti del passato. Dare importanza a fatti, civiltà, personaggi e culture dimenticate, occultate e depositate in fondo al baule della conoscenza è oggi, a mio avviso, un progetto ambizioso ma realizzabile grazie alle nuove tecnologie informatiche cui un tempo nessuno avrebbe avuto a disposizione. Ricordando il dimenticato possiamo scoprire un mondo nuovo, possiamo pulire dalla polvere e divulgare informazioni importanti, che gran parte dei nostri contemporanei non conosce oppure non pensa di avere bisogno… e per questo rigetta la storia e la sua indiscussa importanza.

Campo di studi:

  • Storia delle minoranze
  • Antropologia ed Etnografia
  • Storia e culture dell’Asia
  • Fact Checking
  • Geopolitica

Contatti:

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